Il 13 gennaio si chiuderà la consultazione pubblica: gli Usa potrebbero applicare una nuova ondata di dazi

Preoccupazione, tensione e anche un po’ di speranza. Il mondo europeo del vino si appresta a vivere la prossima settimana con il fiato sospeso. In ballo c’è un mercato grande, e il palato dei consumatori americani. Di cosa parliamo? Dei dazi. Mentre l’Italia pensa al prossimo Vinitaly, programmato a Verona ad aprile, o alla grande fiera biennale di Cibus 2020 (la più grande vetrina del food made in Italy), lo sguardo è orientato a ovest, verso gli Stati Uniti d’America.

Il 13 gennaio infatti si chiuderà la consultazione, indirizzata ai cittadini e lanciata dalla United States Trade Representative, una specie di Camera di commercio americana. La decisione che prenderanno i cittadini americani influenzerà il verdetto del Dipartimento del commercio. I nuovi dazi potrebbero infatti impennarsi e aumentare fino al cento per cento su tantissimi vini europei. Italia e Sardegna inclusa. L’allarme era stato lanciato almeno un mese fa da Federvini e il portale di notizie WineNews (questo l’articolo). In queste settimane c’è stata una mobilitazione transnazionale, che ha coinvolto grandi aziende italiane e americane. Per entrambi i mercati – ma l’europeo e l’italiano soprattutto – una più agevole circolazioni delle merci è infatti imprescindibile.

Se volete, c’è una raccolta firme sulla piattaforma Change.org, lanciata da un centinaio di vignaioli italiani “capitanati” da Antonio Fino, produttore e docente dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. L’obiettivo è chiedere alle istituzioni italiane (in particolare il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova e quello degli Affari Esteri Luigi Di Maio, oltre che al presidente della Commissione Agricoltura alla Camara dei Deputati, Filippo Gallinella) ed europee (dal presidente dell’Europarlamento David Sassoli al Commissario Ue all’Agricoltura Janus Wojciechowski, a quello all’Economia Paolo Gentiloni), di “farsi carico del problema che non ha precedenti ed è senza eguali, per pericolosità e conseguenze negative”.

Ad ogni modo, nella battaglia non sono soli. Tra i nomi importanti del settore si possono citare quello di Antonio Galloni con Vinous a Marvin Shanken con Wine Spectator. E a guardare i dati hanno ragione a preoccuparsi. Si potrebbero perdere ricavi per circa due miliardi di dollari, mettendo a rischio cento mila posti di lavoro. La Cantina Berritta si augura che si possa arrivare a una soluzione condivisa. Incrociamo le dita.